MUSICA E SALUTE: IL SUONO CHE GUARISCE

 

                  

Preambolo. Quando si parla di comunicazione sembra che la cosa riguardi solo un certo tipo di linguaggio parlato, scritto, gestuale, mimico …ma, c’è da chiedersi se è veramente così.

Un linguaggio che non usa parole, non usa concetti, non usa astrazioni,  nell’accezione comune in  cui astratto  è ciò  che non appartiene al mondo sensibile ma qualcosa che rimane nel mondo delle idee, quindi della mente, che pur tuttavia si fa ben comprendere, esiste.

Noi lo usiamo, almeno nell’ordinario, solo come strumento di intrattenimento e diletto. Intendo riferirmi alla musica.

Premetto che l’uomo non sarebbe in grado di esprimersi attraverso un linguaggio da lui stesso elaborato, se la sua mente non avesse la struttura ed i requisiti neurofisiologici per farlo. Un esempio: un ragno che tesse la sua tela non potrebbe farlo se il suo cervello non fosse strutturato e programmato per farlo.

Questa premessa mi serve per formulare un assunto. Non ci sono cose che l’umanità abbia ideato, costruito, elaborato se non in funzione delle proprie necessità. Da qui si desume che la voce,  la parola, il linguaggio non sono altro che strumenti che l’uomo si è dato per uno scopo preciso e attinente alla sua esistenza e alla sua sopravvivenza: la possibilità di comunicare.

Chiediamoci cosa succederebbe o sarebbe già accaduto se l’uomo nel suo lunghissimo percorso evolutivo non avesse avuto lo strumento giusto per comunicare con gli altri individui della sua specie.

Se è la necessità di strumenti sempre più elaborati, sempre più raffinati che spinge l’uomo a nuove frontiere, a nuove ideazioni viene spontaneo  pensare che la musica, in quanto prodotto e creazione umana, abbia in sé il progetto di essere uno strumento utile e indispensabile per l’uomo.

Essa ha gli stessi attributi del linguaggio parlato, cioè il bisogno dell’uomo di esprimersi, di dare forma al suo mondo interiore, comunicarlo e condividerlo con l’altro da sé. Non voglio andare oltre in questo discorso in quanto si tratta di un argomento molto complesso e articolato. Anche se molto interessante. Pur tuttavia gli effetti che derivano dall’ascolto della musica sono a dir poco strabilianti.

Non si tratta più di considerarla  soltanto come intrattenimento e fonte di diletto, ma qualcosa che ha in sé capacità formidabili anche nell’ambito del ripristino della salute oltre che del benessere. Quest’ultimo agevolato dalla facoltà della musica di modulare il tono dell’umore.

Perché la musica, e quindi il suono possiede anche la capacità di guarire.

Risonanza magnetica ed elettro- encefalogrammi mostrano che suonare e anche solo ascoltare la musica coinvolge tutte le regioni del cervello da quelle più primitive a quelle più recenti ed evolute.

– Le strutture più evolute che se ne avvantaggiano sono la corteccia cerebrale (materia grigia).

– Le sinapsi (terminazioni nervose importantissime per la trasmissione dei segnali nervosi.

“Nell’apparato uditivo ad esempio i segnali acustici vengono trasformati in input (segnali) nervosi che vengono trasmessi e processati dalla corteccia cerebrale.”

   – La corteccia prefrontale preposta alle funzioni cognitive e quindi allo apprendimento.

    – Il corpo calloso, fascio di fibre nervose, posto tra i due emisferi cerebrali, con la funzione di  connetterli e farli dialogare tra loro.

– L’aria di Broca e la funzione del linguaggio. Quest’ultimo appannaggio dell’emisfero sinistro migliora.

“Addirittura in persone colpite da ictus si è visto un miglioramento linguistico. Ciò si spiega col fatto che gli ascolti (musicali) producono il trasferimento di molte di queste funzioni  ex novo in aree  cerebrali dell’emisfero destro.”

Oltre la corteccia (neocortex), altre strutture come l’ippocampo(importante per la memoria) e l’amigdala (responsabile della paura e delle emozioni) sono influenzate positivamente dal suono.

Tra le strutture arcaiche del cervello, invece:

– il cervelletto, organo cruciale per l’attività  e per il controllo dei movimenti e dell’’equilibrio.

– il tronco encefalico persino, reagisce alla musica e non al linguaggio parlato.

Negli ultimi 15 anni i neuroscienziati  hanno individuato una interessante regione del cervello (nucleus accumbens). Tale area rilascia dopamina, in risposta a sesso, droga e musica. La dopamina è un neurotrasmettitore legato al piacere e quindi al benessere.

La neuroscienza in questo campo sta procedendo con steps e risultati veramente lusinghieri e tutta la letteratura scientifica a riguardo ci fa ben sperare.

    La prospettiva di assumere qualche pillola in meno e diversamente avvalersi di musica ad hoc per la nostra salute e il nostro benessere ci suggerisce che potremmo curarci anche in modo gradevole e senza effetti collaterali.

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