Violenza psicologica : la via perversa per l’affermazione dell’Io

Intervista a Carlo A. Paolillo* febbraio 2016

A differenza della violenza conclamata, cioè quella fisica, la violenza psicologica ha una fisionomia che sfugge. Si può formulare un identikit?
La violenza psicologica non è da confondere con la minaccia esplicita. Quest’ultima è caratterizzata dal tentativo palese di stabilire una superiorità definita, indiscussa e non modulabile. La violenza psicologica invece è caratterizzata dall’uso e abuso del “punto debole” di chi ne è oggetto. Non è mai occasionale ma si ripete, anche in forme apparentemente diverse, sui tratti sensibili di chi ne è vittima.
E’ possibile individuare segnali anticipatori del fenomeno?
Sovente è possibile identificarli, ad esempio in quelle relazioni in cui chi agisce la violenza è considerato molto più “adulto” di chi ne è vittima. E ciò ben al di là di una reale differenza d’età. Questo “quadro” è assimilabile alle modalità relazionali tra una persona adulta ed un bambino, e non altri. C’è di che preoccuparsi seriamente perché questo fenomeno è molto più frequente di quanto si pensi ed è in crescente aumento.
Con quale retaggio del passato ha a che fare?
Sovente nel passato infantile delle persone vittime di violenza psicologica si riscontra un vissuto di rifiuto, non obbligatoriamente cosciente, quantunque reiterato. Di conseguenza la violenza psicologica attuata si produce come tentativo di affermarsi; ossia come soluzione del vissuto di rifiuto ancorato nel profondo inconscio.
Qual è l’humus su cui attecchisce più facilmente?
L’humus predisponente, tenuto conto di quanto detto in precedenza, si lega ad una duplice condizione: un deficit d’affermazione dell’Io o ad un eccesso di esso. Nel primo caso si ha a che fare con dinamiche di rivalsa, così come s’è detto. Nel secondo caso si ha a che fare con la risposta alla paura, solitamente inconscia, di perdita dell’affermazione di “sé” quindi del proprio “essere vivo”. In questo caso l’abnorme modalità affermativa dell’Io del soggetto è tale perché la sconfitta dell’affermazione del sé , del proprio esistere, viene vissuta inconsciamente, come paura di morte. Bullismo, mobbing, … ne sono esempi!
Quali sono le circostanze e le modalità con cui viene esercitato l’abuso psicologico?
Le circostanze sono innumerevoli e quindi non sarebbe corretto definirle perché sovente sono sfumate e possono solversi tra loro, diversamente dalle modalità che sono cadenzate e ripetitive. Tenuto conto che esistono differenze sostanziali tra la violenza maschile e quella femminile.
In quali contesti si può intervenire per fare prevenzione? La famiglia, la scuola, la società e come?
L’azione preventiva è attuabile essenzialmente nell’ambito familiare e si risolve in una semplice e misteriosa parola: l’Amore. Un soggetto amato, attenzione amato non viziato, (l’eccesso d’amore spesso nasconde paure e sensi di colpa) da adulto non percepirà il bisogno, la “indispensabilità” di gratificarsi attraverso la via perversa della affermazione dell’Io, in modo violento ricorrendo all’abuso talvolta conclamato e talvolta psicologicamente perpetrato.
In ambienti contaminati da comportamenti violenti i minori che danni subiscono in termini di eventuali disturbi della personalità e nei rapporti sociali?
Nell’ambiente familiare la presenza di violenza conclamata, fisica e/o comportamentale, produce una gran quantità di disturbi nella personalità dei figli. Ciò è facilmente comprensibile. Quando invece ci si trova in presenza di eventi classificabili come violenza psicologica, il danno fondamentale si produce in forma molto subdola, non facile da individuare in età infantile o adolescenziale, in quanto il danno principale è prodotto dal trasferimento inconscio del modello. Tale modello viene poi riprodotto dal soggetto divenuto adulto, sovente accompagnato dalla sensazione di essere nel “giusto” e/o nel proprio diritto, riverberando inoltre effetti perniciosi sulla socialità.
Appropriarsi delle motivazioni a monte dei comportamenti violenti può far superare il problema?
Questa è l’unica via d’uscita riguardo il fenomeno quando si produce nell’ambito familiare. Ed io l’ho verificato personalmente attraverso la modifica del “sentito” del soggetto, cosa che comporta di conseguenza modifiche comportamentali apprezzabili.
Vi è differenza tra il maschile ed il femminile nelle azioni di violenza psicologica?
Negli eventi di violenza psicologica si ritrova una marcata differenza quando questa viene attuata da un soggetto maschile o femminile. Il fenomeno maschile si ha quando viene usata una difesa dell’Io profondo, una difesa che supportata da cofattori filogenetici e culturali si traduce in una azione violenta conclamata ed esplicita. Sempre per effetto dei medesimi cofattori nel fenomeno attuato da soggetti femminili, sovente l’evento viene mascherato e giustificato con altro. Questo rende il caso meno evidente, se non addirittura evanescente. Esistono eventi di violenza dichiarata, ma sono percentualmente molto rari. La natura essenzialmente conclamata e dichiarata nel maschile paragonata a quella “evanescente”, così frequente nel femminile, genera per quanto riguarda i rapporti di coppia, l’opinione comune che ciò sia quasi soltanto una prerogativa maschile. Ma questa maschilità nella violenza psicologica non corrisponde alla realtà,a causa delle radici del fenomeno. Questo fenomeno si verifica indipendentemente dalla identità sessuale, è soltanto la modalità nella forma che cambia. (a cura di Mariastella Previtera, 14.02.2016)
*prof. Carlo Alberto Paolillo, psicologo, consulente dell’Accademia Europea della Voce
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